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Al primo sguardo può sembrare una cosa facile facile: filare in mare 4 o più lenze e girovagare senza una meta
precisa in attesa dell'abboccata; un lavoro più indicato a un tassista (con rispetto parlando) che ad un pescatore.
Andar per mare significa non farsi sfuggire il minimo particolare, quindi aguzzare la vista e abituarla a cogliere
il benché minimo segnale di presenza di pesce, ciò può trasformare una fiacca giornata in una di gioia!
La presenza di pesce è segnalata in primis dalla presenza di gabbiani, a volte in mangianza a volte in cerca di prede,
dunque li vedremo girare a pelo d'acqua, cambiare direzione, alzarsi e rituffarsi. Tutto questo indica che in quella
zona, sotto il pelo dell'acqua c'è movimento di pesciolini-foraggio e di conseguenza di predatori. Un altro chiaro
segnale sono le chiazze di olio di sardina (da non confondere, purtroppo, con quelle di benzina), ben visibili
perché l'unto in mare lascia una macchia omogenea e limpida: poco prima in quel preciso punto qulche pesce ha
banchettato con i poveri clupeidi, disperdendone sangue e grassi.
L'ecoscandaglio e' inoltre un validissimo aiuto, dando per scontato che si sappia leggerlo a dovere, che vi indicherà
a che profondità e dove stazionano i branchi di pesce, le cigliate, le secche e le batimetriche, insomma tutte le
zone migliori per la pesca.
Una volta appurato tutto ciò dovremo decidere quali esche filare in mare ma sopratutto come.
Il mio schema di traina preferito, che potremmo definire come "base" poiche' a questo si possono applicare quasi
tutte le varianti, è il seguente: si calano in mare 6 canne partendo dalle due più esterne e più distanti, infilate
nei portacanne laterali e interni, dopodiché si calano le mediane e infine le corte, le distanze sono nell'ordine di
45/50, 25/30, 10/15 metri. Sconsiglio vivamente di aumentare le distanze, gli artificiali lavorerebbero in maniera
non proporzionata alla velocità della barca e in più costerebbe maggior fatica recuperarle per qualsivoglia motivo.
Molto importante è far si che le nostre esche viaggino vicine come un branchetto di pesci in fuga, questo aumenta la
possibilità di strike multipli, ricordatevi che la maggior parte dei predatori (tonni, lampughe, palamite o whaoo qui
a Graciosa) attaccano in branco, quindi se parte una canna sola generalmente è perché abbiamo sbagliato a calarle
e l'eventuale secondo pesce è restato a bocca asciutta, non trovando l'esca....
Un piccolo trucco può essere di filare due piumette da 12-15 cm (ottime le Bad Bass) che navigando in superficie
permettono di trainare anche due pesci artificiali sotto di esse, per cui molto spesso passando in una mangianza o
in un branchetto di tonnetti è facile che avremo quattro mangiate in contemporanea seguite dal dolce suono delle
cicaline dei mulinelli.
Per le canne più "corte" consiglio, dopo averle calate, di legare tramite l'ausilio di uno o più elastici il filo
madre a una girella a moschettone, preventivamente collegata tramite nilon o acciaio alla bitta della barca e
fatta passare attraverso la bocca di lupo delle cime, questo sistema permette che l'artificiale lavori giusto sotto
la prima onda prodotta dai motori, zona molto proficua di strike, per lo più di palamite o tonni.
Se il mare lo permette si possono calare dei teaser, una serie di polpetti montati in linea o in serie e senza amo
che fungono da eccitanti; se il mare è mosso usate degli artificiali attrattori che contengano sferette mobili al
loro interno e metteteli sulle canne piu' corte: ottimi sono i "bonito"della Yo-Zuri nelle misure 14 o 17 cm o gli
Halco Gt-jig; molti dei tonni più grossi catturati a traina alle Canarie sono stai presi con questo sistema.
Nel prossimo articolo tratteremo della fase piu' importante e eccitante della traina veloce: lo strike!!
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