Tecniche di base Pesca a Spinning in mare

TECNICHE DI BASE/3


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LANCIO


Lancio dell'artificiale

I tipi di lancio utilizzati nello spinning in mare sono due: il primo è quello tradizionale di ogni tecnica di pesca, canna bassa dietro il pescatore che guarda la punta della canna, lancio in avanti con il busto che ruota e rilascio del filo di bobina. L'artificiale vola con una parabola discendente verso la superficie del mare, più o meno lontano dal punto di lancio:
Lancio Tradizionale

I vantaggi di questo tipo di lancio sono la buona distanza raggiunta anche dagli artificiali leggeri e una certa "naturalezza" del lancio che permette a tutti di fare buoni lanci. Di contro, questo tipo di lancio scarseggia in precisione e non è facile centrare lo spazio libero tra due scogli sommersi. Per questo, ci viene in aiuto un lancio diverso, già adottato da molti e ha come variante il fatto che l'artificiale, invece di fare una parabola discendente, viaggia in linea retta ed è quindi più facile "mirare" un determinato punto. Il lancio si effettua sollevando la canna sulla testa, come se stessimo recuperando un pesce e "fiondiamo" l'esca nella direzione in cui vogliamo lanciarla, sfruttando l'elasticità della canna. Questo lancio, che non prevede movimenti accentuati del corpo, è da consigliare anche in posti angusti sulla scogliera, dove non potremmo lanciare nell'altro modo a causa della mancanza dello spazio dietro di noi.
Lancio diretto

Lo svantaggio di questo tipo di lancio è quello della scarsa gittata, sopratutto con esche leggere e quindi deve essere utilizzato non come lancio standard ma esclusivamente nei casi previsti. Come si vede, anche la tecnica di lancio da adottare comporta scelte e decisioni, che vanno ad aggiungersi agli altri parametri di pesca.



AZIONE DI PESCA

Fase di recupero dell'Artificiale

Nello Spinning l'azione di pesca non è in sè, un problema; lo scopo è quello di lanciare il nostro artificiale verso il largo e di recuperarlo, invitando così la preda ad attaccarlo. Se si dovesse applicare questo concetto alla lettera, non basterebbe l'armadio di casa a collezionare tutti i "cappotti" che porteremmo dalle nostre battute a spinning! Semplificando, se è vero che il 50% delle probabilità di successo di una battuta a spinning sono da attribuire alle condizioni meteo e alla scelta dell'artificiale giusto, il restante 50 è a carico del come si lancia e si recupera l'artificiale. Dare "vita" a un pezzo di metallo o di plastica richiede fantasia e conoscenza della preda e recuperando semplicemente il nostro artificiale, esso sarà visto dalle prede come "materiale inerte" e quindi privo di interesse. Intendiamoci, ci sono giorni che si và a vuoto anche se, per magia, il nostro minnows si animasse di vera energia vitale, ma utilizzare tecniche di lancio e recupero appropriate, farà aumentare la probabilità di fare qualche cattura.
Appena l'artificiale raggiunge la superficie del mare, inizia la vera fase di pesca. C'è un concetto di base dello spinning che è meglio tenere bene in chiaro: il predone non attacca l'artificiale solamente perchè ha fame, ma a muoverlo ci sono anche aggressività e istinto, conservazione del territorio e paura. Quindi se dovessimo recuperare l'artificiale in maniera lineare e costante esso apparirà poco visibile e interessante alla maggior parte delle prede. Per dotare l'artificiale di vita propria è fondamentale adottare un recupero vario, discontinuo, alternando cambi di direzione a pause, accelerazioni e altre azioni che possono rendere l'artificiale ben visibile nelle acque circostanti ed attirare il predone. Non a caso i poppers stanno riscuotendo un discreto successo, in quanto il loro recupero genera rumore, schizzi d'acqua e scie in superficie visibilissime anche a discreta distanza. Anche il tipo di artificiale adottato condiziona il recuperoe se stiamo usando un ondulante abbastanza pesante, magari ulteriormente appesantito da un piombo sulla lenza madre e facciamo una pausa piuttosto lunga, avremo come risultato un incaglio sul fondo e lo stesso può capitare utilizzando un minnow affondante se acceleriamo troppo il recupero. La pratica ci insegnerà ad intuire e a prevenire questi problemi. Vediamo ora un'azione di pesca "tipo": scelta la postazione e l'artificiale, inquadriamo una zona di mare dove lanciare la nostra esca e decidiamo quale tecnica di lancio adottare. Lanciamo e una volta liberata la lenza madre, controlliamo il volo dell'artificiale, chiudendo l'archetto appena tocca la superficie del mare. Iniziamo subito a recuperare utilizzando il mulinello come "motore" e la canna come "timone" dell'artificiale; quindi girando la manovella del mulinello potremo rallentare o accelerare il recupero, mentre, muovendo la canna a destra o a sinistra, in alto oppure in basso, fino a sfiorare l'aqua, faremo fare continui cambi di direzione all'esca, in modo da attirare l'attenzione dei predoni presenti. In breve l'artificiale sarà ritornato sotto i nostri piedi, pronto per essere rilanciato. Quindi rilanciamo spostando la direzione di lancio di qualche grado a destra o a sinistra. Dopo una serie di 5/10 lanci possiamo decidere di cambiare postazione o ripetere la serie di lanci con altri artificiali. Come nello spinning in acque interne, anche per quello in mare l'osservazione di alcuni "indicatori" possono servire a scegliere l'artificiale adatto in quel momento; in un articolo successivo di approfondimento delle tecniche dello spinning illustreremo meglio questo argomento. Una volta capito che quella postazione non può darci nulla di più, spostiamoci a destra o a sinistra per individuarne un'altra; spostarsi di pochi metri serve a poco, in quanto se il predone era nelle vicinanze, sarebbe accorso comunque. Meglio spostarsi di almeno 150/200 metri e riprendere a lanciare da lì.
Un'occhiata non ha resistito al fascino dell'artificiale. Se la dea bendata decide di baciarci in fronte, nel bel mezzo del recupero sentiremo uno strappo deciso, seguito dal cicalino della frizione e da continue testate della preda allamata. Conviene dare una leggera ferrata ed iniziare a recuperare il pesce con regolarità, tarando la frizione di conseguenza. Appena vedremo il pesce, potremo organizzare la fase finale del recupero, volando il pesce direttamente sulle rocce se di piccole dimensioni, oppure guadinandolo. Valutiamo con attenzione il momento in cui il pesce ha esaurito le forze, altrimenti se cerchiamo di forzarlo troppo, potremmo vedere la tanto attesa "ricompensa" riprendere il largo di gran carriera! Una volta portato la preda in secco, potremo dare libero sfogo ai nostri istinti di predatore ululando e gridando come forsennati... Per slamare la preda conviene usare delle pinze con becchi a punta con cui possiamo togliere l'ancoretta dalla bocca del pesce senza ferirci, cercando di farlo nella maniera più dedicata possibile perchè, conviene ricordarlo, i pesci che sono al di sotto della misura minima devono essere rimessi delicatamente in acqua, dandogli appuntamento magari tra qualche anno!






FINE




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