
TECNICHE DI BASE
Esca viva o morta?
L'importanza dell'esca nella pesca e', indubbiamente fondamentale, variabile e
soggettiva; cambia da zona a zona, così e' anche nel rockfishing: meglio un pesciolino vivo o un bel
trancio di sardina?
Viene da se che si possono innescare diverse canne con entrambe le esche: ma attenzione! A volte non si riesce
a seguire attentamente il lavoro: pescare i pesciolini esca, legare le sardine, cambiare le esche... e molto
spesso al momento dello strike siamo distratti da chissà quale impegno, per cui: a voi la scelta!
ESCHE MORTE
Tra le varie esche "morte" la mia preferita e' sicuramente la sardina, fresca e salata , così da mantenerla
dura e polposa, ma una valida alternativa e' anche il calamaro.
La montatura per l'innesco della sardina sarà composta da un finale più o meno lungo a seconda dello stato
del mare, di misura compresa tra lo 0,35 e lo 0,50, anche in questo caso gli ultimi 10 centimetri saranno di
acciaio trecciato termosaldante, questo per prevenire tagli causati dai denti dei famelici serra o delle murene.
Come amo impiego un 2-3/0 in acciaio con paletta storta e punta rientrante o a becco d'aquila, se volete, si
può mettere un galleggiantino a monte di quest'ultimo: darà maggior leggerezza all'esca e eviterà incagli nel
caso i pescetti ripuliscano il tutto.
L'innesco migliore e' il seguente: togliete la testa della sardina, apritela e rivoltatela sull'amo in modo che
la "ciccia" rimanga esterna e legatela con del filo elastico, in questo modo si permette una maggior dispersione
in acqua di olii e odori: non vi preoccupate se vi ritrovate con l'amo lavato e pulito in pochi minuti,i pescetti,
con la loro frenesia, attraggono predatori anche da grandi distanze, e a volte, qualcuno rimane allamato, così da
poter essere usato come esca viva...
Una tecnica molto redditizia a la Graciosa, invece della classica montatura a fondo, e' la pesca di superficie.
Si usa un galleggiante da 60-100 grammi, del tipo da lucci o siluri, lo si infila sulla lenza madre, si mette un
salvanodo, una girella, il finale e il gioco e' fatto! Consiglio di fare molta attenzione e di guardare sempre
attentamente il galleggiante, la mangiata e conseguente scomparsa e' rapidissima, e se non siamo preparati,
sicuramente perderemo il pesce. Inoltre e' utile variare la profondità per ricercare il predatore lì dove quel
giorno ha deciso di nutrirsi, e innescare la sardina in modo da nascondere completamente amo e acciaio; se avete
del filo al fluoro-carbonio a disposizione non esitate ad usarlo, a volte fa davvero la differenza.
L'innesco del calamaro, preferito da molti perché meno oleoso e quindi "più pulito", è meno impegnativo: apritelo,
infilate l'acciaio all'interno del corpo e legatelo sempre con del filo elastico, mentre l'amo và nascosto all'interno
della testa dove molto spesso verrà dato il primo morso: è questa, infatti, la parte preferita da molti pesci
predatori.
Se volete, per rendere più attrattiva e colorata l'esca, legate lungo i fianchi del cefalopode due rossi gamberi
interi, innesco da me denominato "carabiniere" data la somiglianza con i pantaloni delle note forze dell'ordine...
In ultimo consiglio di controllare e cambiare spesso l'esca; è più attrattiva una fresca sardina o un calamaro
intero che una poltiglia mangiucchiata da cui fuoriescono amo o acciaio.
ESCA VIVA
La pesca con l'esca viva è indubbiamente affascinante e qui all'isola di Graciosa, a volte fondamentale.
Per prima cosa il compito più o meno semplice è quello di procurarsi un buon numero di pesciolini da mantenere vivi:
utile può essere una piscinetta gonfiabile per bambini come personalmente uso io, una pozza d'acqua vicina o il
classico secchio e ossigenatore.
La specie di esca è altresì importante: infatti i predatori, come gli umani d'altronde, hanno i loro gusti.
Ottime per i pesci serra (abbondanti qui a Graciosa, ma altrettanto sulle coste italiche..) le piccole lecce stella,
le mormore e le boghe; mentre il signor dentice preferisce di gran lunga una bella e argentea occhiata o in
alternativa una salpetta.
Bisogna ricordare che, in linea generale, questi predatori si nutrono di ciò che trovano in loco, la natura dell'esca
varia di zona in zona, quindi innescate tranquillamente ciò che riuscite a pescare sul posto, generalmente consiglio
pesci di superficie: evitate le donzelle, gli sciarrani etc..
L'innesco migliore e' composto da un finale di 1,5 metri, lungo abbastanza perché il pesce-esca possa muoversi, con
gli ultimi 15 centimentri in acciaio trecciato termosaldante da 30-40 libbre. Gli ami saranno due: uno fisso, legato
e termosaldato, l'altro, più piccolo, scorrevole sull'acciaio e fermato con un elastico, quest'ultimo permette di
variare la distanza tra i due ami in base alla grandezza della nostra esca.
Le misure da me consigliate sono un 3/0 per l'amo ferrante e un 1/0 per il secondo amo, l'innesco andrà fatto nel
seguente modo: prima si infila sotto pelle nella zona caudale l'amo portante, mentre con il piccolo trapassate il
labbro superiore del pesciolino; la durezza della bocca permette un lancio abbastanza sicuro ed efficiente, senza
il rischio di strappare.
Usate sempre piombi a perdere, va bene una lenza dello 0,30: tra le rocce e' molto facile incagliare, e se questo
avviene con un pesce allamato...
Una volta in pesca fate molta attenzione al cimino della canna, ogni brusco sussulto da parte della nostra esca
indica la presenza di un predatore in zona, e molto spesso poche decine di secondi dopo ecco lo strike: ferrrate
con veemenza (o come disse il mio amico Vittorio: "strappagli la dentiera.."), non e' raro infatti che il serra
o il dentice si accorgano dell'inganno e sputino l'esca, un raffio o un grosso guadino vi permetteranno di portare
il pesce al sicuro prima sulle rocce e poi nel vostro forno...
Gianmaria Cogliati
gianmaria@islagraciosa.com
www.islagraciosa.com
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