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PESCA
DI BUCA
Descrizione: Questa semplice
tecnica si pratica dalla costa rocciosa bassa o dalle spiaggie che presentano
conformazioni rocciose subito dopo la battigia. E' fondamentale per
la buona riuscita di questa tecnica che il luogo di pesca sia ricco
di buche e anfratti, naturali nascondiglio di parecchie specie di pesci
di scoglio. L'azione di pesca consiste nel calare la nostra lenza in
queste buche, in attesa che gli abitanti di queste tane escano allo
scoperto per abboccare alle nostre esche.
Prede: Le prede
più comuni di questa tecnica sono il Ghiozzo (Gò e Nero), la Bavosa,
la Donzella, il Tordo e lo Scorfano; meno comuni il Sarago, la Motella,
l'Orata, la Tracina e la Triglia di scoglio.
Esche: La più redditizia
è sicuramente il gamberetto, il totano a striscioline, gli anellidi.
Buoni risultati si possono anche ottenere con la cozza (sgusciata o
frantumata), il paguro e altri molluschi di scoglio.
Brumeggio: Per questa tecnica non esiste un brumeggio specifico, comunque
in caso sia necessario "svegliare" le prede può tornare utile buttare
in prossimità della buca, 1-2 ricci di mare schiacciati con un sasso
oppure le valve della cozza che si innesca sull'amo.
Attrezzatura:
Qualunque canna fissa può andare bene, dal cannicchio in misto carbonio
da 3 mt. alla canna in carbonio da 5 metri. Canne più lunghe, possono
essere d'impaccio mentre ci muoviamo sugli scogli scivolosi, alla ricerca
della buca buona. Un retino porta-pesci e un porta esche alla cintura
completano l'attrezzatura per questa semplice e tranquilla tecnica di
pesca. Per la lenza impiegheremo un monofilo dello 0.25-0.30 (anche
di tipo economico), ami del 10, storti a gambo normale o corto, piombi
a oliva o a goccia da 15 a 35 grammi.
Montature:
Si comincia con la lenza madre del 0.30, lunga mezzo metro meno della
canna, in cui infileremo un piombo a oliva o a goccia da 15 a 30 grammi
a seconda della sensibilità della canna. Alla fine della lenza, dopo
aver inserito uno tubetto di plastica salvanodo, va fissata una piccola
girella brunita dove legheremo un bracciolo lungo 8-10 cm. di monofilo
dello 0.25 montato con un amo del 10. Opzionalmente, potremo montare
un altro bracciolo, distanziato circa 20 cm. dal piombo, lungo 12-15
cm. dello 0.25 montato anch'esso con un amo del 10. Un'altra montatura
valida, su fondali più regolari e con scarse cavità è quella che prevedere
di montare i due braccioli entrambi a monte del piombo, distanziati
da esso di 20 cm. per il primo e di 40 cm. per il secondo. In questo
caso può essere più redditizio montare i braccioli con monofilo super
dello 0.18 e con ami del 12.
Azione di Pesca:
Una volta preparata la canna e la montatura della lenza, innescheremo
gli ami con le esche disponibili ed inizieremo a esaminare la costa
alla ricerca di una buca tra gli scogli, oppure una piccola radura di
sabbia o di alghe, spesso presenti nel fondale misto di sabbia e roccia.
Una volta che il piombo avrà toccato il fondo, alzeremo la canna in
modo da portare l'esca a sfiorare il fondo stesso. Se la buca è abitata
da qualche preda non tarderemo a sentire le tocche del pesce che attacca
l'esca. Con un fremito più deciso del vettino, un rapido incoccio allamerà
la preda che conviene tirare in secco prima che si intani, rendendo
più difficoltoso il recupero. Se non si sente nessuna tocca, ritireremo
la lenza e cercheremo un'altra buca e così via, fino a fine battuta.
Certe volte, per convincere i pesci ad attaccare l'esca, si potrà muovere
con oscillazioni più o meno ampie il piombo. Questo movimento darà all'esca
un invitante movimento che le renderà più vive ed attiranti e se i pesci
sono presenti non tarderanno ad abboccare. Un altro piccolo "segreto"
è quello di colorare il piombo con colori vivaci, come il rosso, l'arancione,
il giallo, etc. che a parere di molti contribuisce ad attirare l'attenzione
delle prede sulle nostre esche. Infine un consiglio: attenti quando
allamate una preda; prima di stringerla tra le mani per slamarla, assicuratevi
che non sia uno scorfano o una tracina, in quanto queste due specie
presentano sul dorso e sugli opercoli alcune spine velenifere che, pur
non provocando gravi danni all'uomo, possono comunque provare dolorosissime
punture con infiammazioni locali accompagnate, nelle persone più sensibili,
da difficoltà nella respirazione e stati di shock anche importanti,
soprattutto se si tratta di esemplari un po' più grossi. Nel caso ci
si sia imbattuti in uno scorfano o in una tracina conviene slamare con
attenzione il pesce, aiutandosi con uno straccio e uno slamatore e cercando
di tenere le dita lontane da queste spine. Questo potere velenifero
viene conservato per un certo periodo anche dopo la morte del pesce,
ma si annulla totalmente con la cottura.

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