
di Flavio Civita
SECONDA PARTE
LEGGI LA PRIMA PARTE
PREDE
Questo tipo di pesca ci dà la possibilità di catturare (o almeno tentare) diverse specie ittiche, alcune delle quali si rivelano piuttosto pregiate.
Naturalmente sto parlando delle mormore, dei saraghi, dei cefali ma, soprattutto, delle spigole. Non mancano altre varietà (boghe, sugarelli, donzelle, aguglie, ecc.) ma, affinando la nostra tecnica e cercando di specializzare il nostro tipo di pesca, sarà possibile insidiare determinate prede e far sì che le altre specie ignorino del tutto (o quasi) le nostre lenze.
ESCHE E PASTURE
Questo è, per eccellenza, il settore in cui vale il motto "di tutto di più"!
Sì, perché non sia mai detto che una micidiale pastura di nostra invenzione o la voracità delle prede non possano rendere superlativo qualcosa che, a prima vista, può sembrare mediocre.
Uso questi termini perché mi è capitato spesso di usare esche ultraspecifiche e fare fiasco, mentre il mio "vicino" effettuava catture superlative col "pane del giorno prima"!
Cominciamo dalle esche. Ogni preda ha il suo "piatto preferito", sta a noi invitarla a pranzo:
I predatori, pesci che cacciano, adorano sicuramente esche in movimento e visto che qui trattiamo di bolognese e non di spinning, la nostra attenzione non può che ricadere sul "vivo", in particolare il:
bigattino (è la larva della "mosca carnaria" e si potrebbe definire un' esca universale vista la capacità di attirare spigole, saraghi, mormore, aguglie e tutte le minutaglie. Va innescato a gruppi di 2-3 per amo, in modo tale da usarne uno per coprire il gambo dell' amo e gli altri come segnale di richiamo, scodinzolanti in punta d' amo).
Altre possibilità che ben si prestano a questo tipo di pesca sono il coreano,
il muriddu, l' americano, la lumaca di mare, ecc.
Ci sono poi altre specie che preferiscono gli sfarinati di grano o prodotti a base
di farine di pesce ( o simulacri ): il principe di queste prede è sicuramente il
cefalo, amante delle "pastelle" a base di pan-carrè, farina di grano, sarda tritata,
pasta d' acciughe e quant' altro.
Passando ora alle pasture, occorre sottolinearne l' importanza: effettuare una buona pasturazione, sia prima dell' inizio sia durante l' azione di pesca, ci consentirà di catturare l' attenzione delle prede che intendiamo insidiare.
Con una fionda pasturatrice (da £12000 in su) cerchiamo di far giungere manciate di bigattini (se peschiamo con questo "vivo") sulla zona in cui intendiamo affondare il nostro terminale. Questa tecnica si confà alla pesca di pesci predatori, con questi la pasturazione con sfarinati e simili sarebbe inutili poiché non attraggono la loro attenzione: i predatori amano il movimento, amano sfidare e catturare il proprio cibo.
Se, invece, insidiamo cefali e altri pesci amanti dello "sfarinato", sarà sufficiente gettare nella zona di pesca palle di pane bagnato e compresso o piccole palline di "pasta-esca" , finanche le pasture confezionate, reperibili in qualsiasi negozio di articoli da pesca.
Preferirei non essere ripetitivo, ma devo insister sul "di tutto di più": la pesca lascia molto spazio all' estro personale di cui ognuno è dotato e ci consente di inventare qualcosa di nuovo, di proprio e di utile. Se ci dovesse mancare un ingrediente o il negozio delle esche fosse chiuso, sarebbe inutile scoraggiarsi e rinunciare: uniamo fantasia e coraggio(rischiamo anche di fare grossi "buchi nell' acqua") e sforniamo qualcosa di nuovo, dei surrogati o delle alternative agli strumenti classici.
TERMINALI
Ora il discorso si complica e diviene assolutamente necessario studiare le abitudini delle nostre probabili prede, i luoghi di pesca, le condizioni meteorologiche, le capacità dei materiali da noi impiegati, in due parole: qui occorrono la preparazione, l' esperienza, la precisione e le conoscenze tecniche.
Per i galleggianti da usare in base alle condizioni meteorologiche vi rimando alla 1° parte dell'articolo, il resto mi accingo a descriverlo.

Terminale N°1
E' sicuramente il preparato più semplice da eseguire e da utilizzare, sia per la sempli-
cità di preparazione sia per le sue buone doti di praticità nella manovra.
Procuriamoci del monofilo di diametro 0,14-0,08 mm, degli ami n° 10-14, una girella n°16-18, uno stopper(se lo si desidera, ma non è necessario), piombini spaccati da 0.40g e un galleggiante da 1g+1 a 3g+1: il tutto sarà sempre proporzionato alle condizioni meteo e al fondale.
Al galleggiante leghiamo uno spezzone di monofilo della lunghezza di 1.20-1.50m, proporzionando la lunghezza alla profondità del fondale(possiamo inserire uno stopper che ci consentirà di modificare la lunghezza del terminale). All' altra estremità del filo leghiamo una girella che ci consentirà di evitare fastidiosi ingarbugliamenti e, a seconda delle capacità del galleggiante e delle condizioni ambientali, possiamo aggiungere in cima dei piombini per zavorrare il tutto(ricordiamo però che, ai fini della sensibilità dell' azione, più leggero è il tutto meglio è). Una volta sistemata la girella dovremo montare l' amo. Ce ne sono di già legati, ma spesso sono montati su un filo sproporzionato alle esigenze per cui sarà meglio provvedere da soli: prendiamo uno spezzone di monofilo del diametro adatto, di lunghezza compresa fra i 50 e gli 80cm e ad una estremità legheremo l'amo, mentre l' altra estremità sarà ancorata alla girella. Non ci resta che innescare i nostri bigattini e verificare le potenzialità del terminale costruito. Nel caso in cui avessimo problemi riguardo alla profondità di pesca, non dovremo fare altro che far scorrere il filo nello stopper e regolarne la lunghezza a nostro piacimento.

Terminale n°2
Come si può notare dall' immagine(è disegnata da me, quindi cercate di essere comprensivi!) non è altro che una variante del terminale n°1(vi ricordo però che nelle competizioni ufficiali terminali del genere sono vietati).
L' inizio del procedimento è uguale a quello del 1° terminale; le differenze le troviamo nel montaggio degli ami: non ci sono grosse difficoltà a montare due ami piuttosto che uno, però un paio di accorgimenti saranno utili.
Innanzi tutto, premuratevi che gli spezzoni di nylon siano di lunghezza differente almeno del 30% circa tra loro; poi, siate accorti nel legare i due spezzoni alla girella cercando di non sovrapporre i due nodi, sempre al fine di evitare ingarbugliamenti e ulteriori perdite di tempo, oltre che di pazienza.

Terminale n°3
Questo terminale si adatta maggiormente alla pesca di predatori "diffidenti" che studiano l' esca e i suoi movimenti(v. le spigole).
Al galleggiante leghiamo uno spezzone di filo lungo circa 1 m e, all' altra estremità, leghiamo un reggilenza fluttuante( si trovano in commercio al costo di poche migliaia di lire). All' altra estremità del reggilenza leghiamo un altro spezzone di filo alla cui fine agganceremo dei piombini spaccati( proporzionati a quanto il galleggiante ci concede). Al braccetto del reggilenza legheremo una porzione di filo della lunghezza compresa fra i 50 e gli 80 cm alla cui punta sarà incorporato l' amo.
Le lunghezze, come sempre, saranno dettate dalle nostre effettive esigenze di pesca; quelle espresse in questo servizio rimangono puramente indicative.
*Variante leggermente più economica possiamo averla se evitiamo di utilizzare il reggilenza: il filo legato al galleggiante sarà lungo circa 2m e all' altro capo fermeremo i piombini spaccati( che hanno lo scopo di tenere ben ferma la lenza madre); al centro dello spezzone, successivamente, fisseremo il pezzo di filo su cui avremo montato l' amo(questo filo, possibilmente, dev' essere di quello non-affondante).
AZIONE DI PESCA E SUGGERIMENTI VARI
Il nostro posizionamento rispetto allo specchio d' acqua che utilizziamo deve consentirci alcune movenze che risultano necessarie: innanzitutto il nostro appostamento deve consentirci una certa facilità di movimenti (non avventuriamoci su scogli che ci consentano di tenere solo la posizione di pesca: dovremo anche avere a portata di mano la nostra attrezzatura di riserva, almeno quello essenziale, salpare le prede catturate e avere la possibilità di "parcheggiarle" in qualche dove), specie per quanto riguarda i movimenti di lancio e "l' invisibilità" sullo specchio d' acqua interessato (tanto meno ci facciamo vedere dai suoi abitanti, tanto più a loro sembrerà tutto normale, il tutto andrà a beneficio della nostra battuta di pesca).
Preparare i terminali a casa, o comunque prima di recarci sul posto di pesca, ci permetterà di non perdere tempo prezioso e di non sparpagliare la nostra attrezzatura. Cerchiamo di recarci sulla postazione già "pronti per l' uso", l' organizzazione nella pesca ha un ruolo non indifferente.
Prima di cominciare colo montaggio dei nostri strumenti , provvediamo a pasturare la zona di pesca: cominceremo a stimolare l' appetito dei pesci e ad attirarli in zona. Sistemiamo la nostra dotazione e inneschiamo l' esca.
Lanciamo, cercando di giungere sul punto che ci interessa con lanci ben assestati( meno ne facciamo meglio è: eviteremo di disturbare continuamente la quiete del mondo sommerso).
In caso di cattura, cerchiamo di comprendere di che stazza sia la nostra preda: se siamo al limite delle potenzialità della nostra attrezzatura non affrettiamo le cose: tentiamo di stancare la nostra cattura, per poi salparla sulla spiaggia o raccoglierla col guadino quando entra alla sua portata.
Questo è tutto, sperando di essere stato d' aiuto, specie ai principianti ed ai novizi della tecnica. Questo tipo di pesca, soprattutto all' inizio, è fatta di spigole non allamate e di terminali spezzati(vista la leggerezza della nostra attrezzatura e la stazza, spesso non trascurabile delle prede insidiate) ma, con l' esperienza, diviene molto coinvolgente e proficua.
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