Pesca al Sarago


Caratteristiche
Il Sarago è una delle prede più comuni per il sub ed è anche una delle più ambite, sia per le buone dimensioni che può raggiungere, sia per la squisitezza della sue carni. Nel mediterraneo vivono 5 varietà di Sarago, con diverse caratteristiche e abitudini. Quelle che maggiormente interessano il subacqueo sono principalmente 3: Sarago fasciato, Sarago maggiore e Sarago pizzuto.
Il Sarago fasciato prende il suo nome da due strisce nere che lo identificano, una subito dietro la testa e una prima della coda. Vive dal metro d’acqua fino ai 15/20 metri ed è molto facile incontrarlo sulle franate, nei fondali misti di sabbia e roccia, sulle secche e sulle estese praterie di poseidonia. Ha un carattere gregario ed è considerato una preda da tana, in quanto cerca subito riparo al minimo cenno di pericolo.
Il Sarago maggiore è quello che raggiunge le dimensioni maggiori e si contraddistingue per il corpo segnato da una serie di strisce verticali scure e per il dorso più scuro. E’ la preda più interessante per il sub che può cacciarlo sia in tana che all’aspetto. Vive in branchi di 4 o 5 esemplari, più o meno della stessa dimensione ed occasionalmente, si possono incontrare anche folti branchi di questo sparide, soprattutto nel periodo riproduttivo. Abita le battimetriche che vanno dai 5 metri ai 30 metri, con una spiccata preferenza per le franate profonde, le pareti scoscese, le praterie di poseidonia e i fondali misti di sabbia e roccia.
Il Sarago pizzuto si contraddistingue dalla particolare forma del muso che è a punta e dalle strisce più scure verticali lungo tutto il corpo. Raggiunge buone dimensioni ma, tra le tre specie, è quella che si incontra più raramente a causa di uno spiccato carattere pelagico che lo porta ad avvicinarsi alla costa nei mesi riproduttivi per poi tornare ad abitare le scogliere profonde e le secche in mare aperto. Quindi è più facile incontrarlo a battimetriche elevate, oppure sui relitti e le secche in alto mare.

Trovare un sarago sparabile non è difficile; il problema è portarsi a tiro e sparare, cosa non facile vista la naturale diffidenza che questo sparide mostra in acqua libera verso il subacqueo. Le cose diventano leggermente più vantaggiose quando il Sarago viene insidiato in tana, in quanto si offre più facilmente alla punta dell’arpione. Ultimamente diventa però sempre più difficile trovare tane con Saraghi decenti ed è quindi necessario affinare tecniche più efficaci se si vuole catturare questo ambito trofeo. Una prima soluzione è quella di pescarli all’aspetto. Per questa pesca utilizzeremo un fucile ad elastici lungo tra i 70 e i 100 centimetri, dotato di mulinello, ed armato con arpione. Sarà utile una muta tipo “mimetica” che invece della nera, ci mimetizza meglio nell’ambiente tipico dell’aspetto al Sarago che è il fondale misto di alga e roccia. Questa tecnica richiede comunque buone prestazioni di apnea perché la profondità di azione sarà sempre oltre gli 8/10 metri. Di solito si procede in questo modo: si esplora la zona di pesca dall’alto alla ricerca del branco o di qualche esemplare isolato. Appena avvistiamo qualcosa iniziamo a seguire il branco con calma e senza allarmare le prede; potremo avere la gradita sorpresa di vederli intanare e quindi tentare il tiro immergendoci e posizionandoci ad un paio di metri dall’ingresso della tana aspetteremo che qualche esemplare si affacci all’uscio per osservare meglio l’ospite inatteso. Se, al contrario, il branco continua a pinneggiare, inizieremo prima ad affiancarlo e quindi a trovare un posto adatto a tentare l’aspetto. L’ideale sarebbe trovare un gruppo di massi che si distinguono dal profilo del fondo. Ci caliamo senza troppo rumore e ci appostiamo già con il fucile spianato in direzione del branco. Dopo qualche secondo, i più curiosi si staccheranno dal branco per verificare di persona la pericolosità dell’intruso e se avremo un pizzico di fortuna, potremo avere un’occasione per scoccare la freccia e fare centro. Se i Saraghi continuano a stare sempre per i fatti loro, risaliamo in maniera composta e riproviamo, magari cambiando postazione.
Per la pesca in tana, cambieremo le attrezzature, preferendo un fucile oleopneumatico sui 50/70 cm e utilizzeremo indifferentemente l’arpione o la fiocina. L’azione di esplorazione avviene sempre dall’alto, pinneggiando con regolarità. Faremo l’immersione in presenza di una tana che presenti segni di vita, come piccoli Saraghi che si muovono all’ingresso, ombre sospette o movimenti furtivi come sedimento che si solleva apparentemente senza motivo o altri segnali che ci inducano a tentare la sorte. La calata deve essere studiata, cercando di immaginare la conformazione del budello ed è consigliabile avvicinarsi all’imboccatura della tana con una visione quanto più possibile orizzontale. Come spesso succede, potremo già sparare ancor prima di aver infilato testa e fucile nel buco in quanto gli inquilini avranno già avvertito la nostra presenza e qualcuno sarà venuto a vedere di chi si tratta. Se saremo rapidi nella mira e nel tiro ed ancor più rapidi nel mettere le mani sul malcapitato, potremo ripetere il giochetto più volte e successivamente affacciarsi alla tana e sparare anche ai più timidi. Va specificato che questo procedere degli eventi si verifica non molto spesso e la nostra immersione si risolverà in un’attenta esplorazione di una tana deserta! Infatti, cacciando a Saraghi, conviene aspettare di incontrare un esemplare o un branco per tentare un’azione che miri a far intanare le prede. Una caduta a candela direttamente sulla preda farebbe scattare il suo istinto e il Sarago avrebbe a disposizione due comportamenti: fuggire a pinne levate (ipotesi più probabile) oppure intanarsi nel buco più vicino ed è questo il nostro obbiettivo. Un trucco per far aumentare le probabilità che il Sarago scelga la seconda soluzione è quello di attaccarlo dalla parte del mare aperto, in modo da precludergli questa via di fuga e costringerlo a ripiegare sulla tana. Una volta in tana, immergiamoci direttamente ed affacciamoci all’ingresso spingendo bene il corpo sul fondo per avere una visione del tetto della grotta, posto dove di solito si nascondono i pezzi più grossi. Se, magicamente, la tana è vuota non scoraggiatevi; se la tana non presenta altre uscite, il Sarago si è solo infilato in una spaccatura, di taglio, in modo da nascondere il fianco argenteo ed offrire il dorso più scuro e meno visibile. Attendiamo qualche secondo per abituare lo sguardo all’oscurità ed esaminiamo con attenzione l’interno della tana. Se abbiamo la torcia è il momento di usarla per illuminare bene l’interno e se il Sarago non è uscito da qualche entrata secondaria non a vista, lo scoveremo. Il tiro non dovrebbe avere problemi a questo punto, anche se, prima di premere il grilletto, consideriamo il percorso della freccia che potrebbe essere deviato da uno sperone di roccia oppure rimbalzare sulla roccia prima di aver trafitto completamente la preda. Se così fosse, dobbiamo cercare un’angolazione diversa e scoccare il nostro tiro con la sicurezza di centrare il bersaglio nel migliore dei modi. Può capitare che tutto il branco si intani; conviene quindi operare in modo da cercare di colpire due esemplari sovrapposti in modo da realizzare una bella coppia.
Un’altra tecnica efficace con il Sarago è l’agguato su basso fondale, dai due ai cinque metri, con mare mosso o in scaduta, quando questi sparidi si avvicinano alla costa per cibarsi con gli alimenti che il moto ondoso stacca dalle rocce. Questa evenienza può verificarsi anche con mare calmo, però nei periodi più freddi, diciamo da febbraio ad aprile, dove è probabile la presenza dello sparide anche su bassi fondali e un aspetto accorto può farci fare belle catture, visto che questi esemplari invernali e primaverili sono di grossa stazza. Tornando alle condizioni di mare mosso, si sceglie un posto di osservazione che ci ripari dalla forza delle onde e si aspetta di vedere qualche lampo di luce indicatore o il branco in mangianza. Lasciamo il nostro nascondiglio e studiamo un percorso che ci porti a tiro, contando sul rumore dei marosi e dell’interesse delle prede per il cibo per coprire le nostre manovre di avvicinamento che spesso riesce. Molte volte il problema è riuscire ad inquadrare la preda e a sparare, vista la nostra precaria stabilità e la scarsa visibilità presente sul bassofondo.