Pesca a razzolo


Caratteristiche
Tra le tecniche di pesca sub, la pesca a razzolo è quella che in questi ultimi anni ha riscontrato più successo e sono sempre in aumento i pescasub che la praticano regolarmente. Questa tecnica, a differenza delle altre classiche della pesca subacquea, non è specializzata ad un tipo di preda (ad esempio ai pelagici) oppure ad un tipo di fondale (come la pesca in tana) ma è una tecnica universale, utilizzata dai sub in diversi ambienti marini e con le diverse specie catturabili con il fucile. Precisiamo subito che la pesca a razzolo non è una tecnica “pura”, cioè indipendente dalle altre tecniche classiche, ma è un riassunto di 4 tecniche principali: la pesca in tana, la pesca all’aspetto, la pesca all’agguato e in caduta. Esse, insieme alla pesca ai pelagici, rappresentano le tecniche classiche della pesca subacquea. Con il passare degli anni si sono evolute e perfezionate, hanno avuto particolari attrezzature progettate e realizzate apposta e, a livello agonistico, gli atleti scelgono una di queste adottandola come tecnica di gara. Purtroppo il continuo rarefarsi di prede importanti (Cernie soprattutto), il prelievo consistente da parte della pesca professionale, e una generale diffidenza dei pesci verso l’elemento umano, hanno reso la pesca subacquea più difficile ed impegnativa, tanto da impedire al pescatore subacqueo di programmare una battuta di pesca contando su una sola di queste tecniche classiche. E’ nata quindi l’esigenza di adeguare le proprie tecniche di pesca a questi nuovi fattori ambientali; adeguamenti che hanno portato alla creazione di questa nuova tecnica detta anche “universale”. Quindi chi pesca a razzolo non fa altro che applicare le 4 tecniche di base (tana, aspetto, agguato e caduta) contemporaneamente.

Attrezzatura
La fiocina, nella pesca a razzolo, si adatta alle diverse catture possibili. Essendo la pesca a razzolo una tecnica che fonde 4 stili completamente diversi di pesca non dispone ancora di un’attrezzatura propria e specializzata; il sub, per ogni battuta, seleziona dal suo armamentario le attrezzature più adeguate al tipo di fondale o alle prede che più probabilmente incontrerà durante la battuta di pesca. In particolare, il pescatore a razzolo utilizza una muta mimetica, più efficace nell’aspetto e agguato, un fucile lungo, di solito arbalete, portandosi dietro anche un oleopneumatico più corto da impiegare in tana. L’asta del fucile di solito viene armata di fiocina che, rispetto all’arpione, offre migliori garanzie di essere adatta un po’ a tutte le prede che si possono incontrare. Per il resto, si utilizza la comune attrezzatura.


Azione di pesca

La pesca a razzolo viene utilizzata soprattutto dai sub che si immergono dalla costa, in quanto, chi dispone di un mezzo nautico di appoggio ha ancora la possibilità di pensare ad una battuta di pesca specializzata, in quanto la facilità di spostamento gli consente di individuare determinati tipi di fondale dove poter applicare la tecnica scelta. Chi invece si immerge dalla costa, trova nel suo procedere diversi ambienti con diversi tipi di fondale e quindi trova nella pesca a razzolo la tecnica più adatta a questa situazione in quanto, nei diversi ambienti, può applicare le diverse tecniche base. Ipotizzando una battuta di pesca tipo, il cacciatore già dai primi metri, potrà costeggiare la scogliera applicando l’agguato ai Cefali e alle Salpe, mentre quando la scogliera comincia a franare verso fondali più impegnativi, potrà pescare in tana a Saraghi, Corvine, Tordi, ecc. o fare brevi aspetti a Saraghi, Orate o ad occasionali Dentici. Naturalmente, è sempre pronto ad effettuare una tecnica di caduta se se ne presenta l’occasione. E’ bene precisare che la pesca a razzolo non è il jolly della pesca subacquea e pensare che pescando in questa maniera si facciano sempre carnieri da favola è sbagliato. Anche questa tecnica, come le altre, richiede una profonda conoscenza dell’ambiente marino e del comportamento delle prede e il cappotto è comunque un’amara realtà anche per il pescatore a razzolo. Certo avrà più probabilità di portare qualcosa a casa di chi ha impostato la sua uscita di pesca all’aspetto dei Dentici o alla pesca in tana alla Cernia! Vediamo di fornire alcune indicazioni per meglio sfruttare le caratteristiche proprie della pesca a razzolo, sicuramente più utili al pescatore che si avvicina per la prima volta a questo modo di fare pesca sub che al pescatore esperto. Il pescatore a razzolo sceglie la zona di pesca in funzione delle caratteristiche che esprime questa tecnica; quindi se nelle tecniche selettive si sceglieva una zona di pesca che rispetta il più possibile le caratteristiche “monotematiche” della tecnica, ora ci troviamo di fronte a problematiche opposte e cioè a dover individuare zone che presentano più ambienti e più possibilità di utilizzare le diverse tecniche. Nel nostro bel paese non mancano di certo zone ricche di ambienti diversi in aree comunque ristrette, ed individuare insenature che presentino cadute di massi, fondali misti di sabbia e roccia, pareti interessanti e grossi massi isolati non è impossibile. Questa è sicuramente la conformazione ideale e qui si potrà catturare di tutto, ma anche in zone che presentano caratteristiche di “misto” si possono avere buoni incontri; tutto sta poi nel riuscire a scoccare il nostro tiro e a colpire la preda. Una volta entrati in acqua, inizieremo a pinneggiare lentamente, sempre guardinghi ed attenti a quello che succede attorno a noi. L’arbalete è già pronto e nuotiamo cercando di farlo sporgere il meno possibile dalla nostra figura, cercando di assumere un aspetto il meno possibile aggressivo. Non è raro individuare, anche su bassi fondali, branchi di Cefali di buone dimensioni che possono essere avvicinati all’aspetto, oppure tendendo loro un agguato cercando di prevedere la loro strada e farsi trovare, ben nascosti, pronti a scoccare la freccia. Anche le Salpe possono essere catturate con lo stesso sistema. Procedendo, potremo trovare qualche tana interessante, segnalata da piccoli Saraghi o da qualche piccolo Tordo che entra e esce nervosamente. E’ il momento di lasciare l’arbalete per l’oleopneumatico e fare una visitina alla tana, con la probabilità di un bel Sarago o di un tordo da un chilo. Più ci allontaneremo dalla costa è più probabile diventa l’incontro con grossi massi isolati sulla sabbia o su un fondale roccioso piatto. E’ il posto ideale per l’aspetto ed individuare qualche segnale della presenza di predatori (Spigole, Dentici, Serra) ci farà tentare un aspetto, oppure, se non appare nulla all’orizzonte, tentare un agguato girando attorno al masso e scoprendo se qualche Cefalo o Salpa sta brucando la roccia, inconsapevole di quello che sta per accadere.

Speriamo con queste poche righe di aver sufficientemente chiarito gli aspetti salienti di questo modo di pescare, che può essere praticato da tutti e che dà buone soddisfazioni anche a chi non ha apnee da record.

Articoli più letti negli ultimi 7 giorni