Rock Fishing


Descrizione
Il Rock Fishing può essere considerato il fratello gemello del Surf Casting, in quanto esso non è che una versione particolare praticata dalle coste rocciose, sia alte che basse. Il principio è lo stesso: sfruttare il momento di mangianza delle prede, presentando loro esche appropriate. Quindi, il Rock Fishing, non può considerarsi una particolare tecnica della tradizionale pesca a fondo, ma una tecnica totalmente diversa e che ha in comune con essa solamente il fatto che si pratica nello stesso ambiente marino, ma è diversa per calamenti, esche e prede. Ma più di tutto è diversa come filosofia e sportività, in quanto il Rock Fishing ama le condizioni atmosferiche più estreme e le catture più impegnative. Inoltre il Rock Fishing, come il Surf Casting, sviluppa tecniche di attacco che si avvalgono di concetti e metodi propri di altre tecniche, come appunto la pesca a fondo, la traina, la pesca di superficie. Per il Rock Fishing l’obbiettivo è la cattura del grosso predatore ed ogni tecnica possibile è valida per raggiungere lo scopo.

Dove e quando
I oosti classici dove praticare il Rock Fishing sono le scogliere, soprattutto quelle alte, con un fondale anche molto elevato, le scogliere basse e quelle che si affacciano su calette con fondale anche basso e misto di sabbia e roccia; praticamente il 70 per cento delle coste italiane! Hot Spot sono, tanto per cambiare, la Sicilia e la Sardegna ma anche Liguria, Campania, Puglia e Calabria possono offrire buoni carnieri. Altro ambiente di elezione del Rock Fishing sono le isole che con i loro fondali elevati, permettono di insidiare diverse specie non ugualmente comuni dalla terraferma. È importante sottolineare che, viste le asperità e la pericolosità di questi luoghi, bisogna scegliere la postazione di pesca tenendo conto innanzitutto del fattore sicurezza per non doversi trovare in situazioni molto pericolose se le onde ci dovessero raggiungere o se dovessimo cadere in mare, in condizioni metereologiche particolarmente estreme.
Infatti le condizioni meteo-marine per praticare il Rock Fishing sono quelle con mare mosso o in scaduta, mentre il mare calmo di solito non porta a molto. Il mare agitato muove l’aggressività e l’appetito dei predoni e crea quella situazione di pescosità che può farci avere anche più catture. Come per altre tecniche, le condizioni di marea influenzano parecchio le prede e sono da preferire condizioni di movimento delle acque, sia in aumento che in diminuzione, che contribuiscono a creare “movimento”. Il Rock Fishing è una tecnica diurna e dà scarsi risultati di notte; le ore migliori sono quelle dell’alba e del tardo pomeriggio fino a tramonto inoltrato. Il Rock Fishing viene praticato tutto l’anno e, a seconda dei posti, può essere più o meno fruttuoso a seconda delle stagioni, anche se come caratteristica generale, l’autunno e l’inverno offrono maggiori mareggiate e condizioni favorevoli per buone catture. In estate è necessario trovare scogliere tranquille e poco frequentate da bagnanti e imbarcazioni o praticare il Rock Fishing esclusivamente nelle ore del primo mattino e sparire dalla circolazione prima dell’arrivo dei bagnanti.

Attrezzatura
Per il Rock Fishing dobbiamo prevedere una doppia attrezzatura: una per le condizioni di mare estreme ed una per i momenti più tranquilli. Useremo canne specifiche, robuste e capaci, per i momenti di mare molto mosso e vento teso, mentre canne più leggere ed elastiche per le altre occasioni. È indispensabile usare attrezzi telescopici e, se ve lo potete permettere, in carbonio. Apprezzeremo tali qualità quando, con l’attrezzatura, bisognerà saltare come capre sulle rocce! La lunghezza può oscillare dai 3,5 metri ai 5 metri per l’attrezzatura più pesante, mentre può raggiungere anche i 6 metri per quella più leggera. I mulinelli, proporzionati alle canne, devono essere affidabilissimi e capienti, con frizioni graduali facilmente accessibili e con un buon rapporto di recupero.
La minuteria del pescatore di Rock Fishing è seconda solamente al pescatore con la bolognese, ed è composta da diversi tipi di ami da scegliere poi in relazione all’esca utilizzata, da monofili super dal Ø 0.25 allo Ø 0.50, con qualche terminale in acciaio, utilissimo per i Pesci Serra e le Murene. Sono anche importanti le girelle, sia normali che a 3 anelli, scelte tra le più affidabili e resistenti, con misure variabili e assortite. I piombi, anch’essi assortiti in misura e forme, devono essere molte volte utilizzati “a perdere” e gli incagli in questa tecnica sono la norma. Ottimi quelli scorrevoli a pera, piramidali e a sfera.
Completano il reparto un coltello multifunzione, una pinza, un ago da vermi, stopper e perline, galleggianti ovali e a sfera, filo elastico (per legare alcune esche) ed un raffio o un guadino con manico telescopico, utilissimo per salpare prede più consistenti.
Con questa tecnica è utile anche un abbigliamento adeguato: scarponi da trekking impermeabili (mai indossare gli stivali, se cadete in acqua vi tirerebbero giù!) e una cerata per proteggervi dagli inevitabili spruzzi.


Esche

Le esche utilizzate nel Rock Fishing si possono dividere in due categorie: per il rock “leggero” e per il rock “pesante”. Molte esche classiche, come la sardina, fanno parte di entrambe le categorie e vengono impiegate indifferentemente. Per il rock leggero utilizzeremo: vermi (tremoline, bibi, verme americano, murriddu), sarde a tranci o a filetti, gamberi, murici, paguri, mitili (cozze), granchi, tranci di seppia o calamaro. Per il rock pesante si impiegano: sarda a tranci o intera, piccole seppie intere, piccoli polpi, salpe e occhiate (vive o morte), piccoli cefali (vivi o morti), grossi murici e grossi bibi. Nel Rock Fishing, come nel Surf Casting, il concetto di boccone grosso uguale predone grosso, trova valido riscontro e risultato, quindi se miriamo a prede di tutto rispetto è necessario impiegare esche sostanziose e di grosso volume. Un consiglio: se ci rechiamo in un posto per la prima volta impieghiamo, oltre alle esche che abbiamo deciso di portare, anche esche raccolte sul posto, utilizzandole in misura della maggior disponibilità. Quindi se in un determinato posto sono massicciamente presenti granchi e stiamo tentando l’Orata o il Sarago, impieghiamoli come esca principale. Analogamente, se dobbiamo impiegare esca viva per la cattura di Serra o Spigole, catturiamo i pescetti che per primi si presentano a mangiare la pastura ed inneschiamo con quelli, anche se non sono i classici Cefali. In questo modo la nostra esca si presenterà in maniera più naturale integrandosi perfettamente nell’ambiente e nelle consuetudini alimentari dei predoni.
Due parole sulla pastura. Nel Rock Fishing viene comunemente impiegata, sia per attirare pesci esca, sia per creare un ambiente attirante attorno alle nostre esche, montando palline di pastura lungo il bracciolo su cui è montato l’amo che, diffondendo il suo odore, porterà la preda a tiro dell’esca. Di solito vengono impiegate pasture a base di sarda, ma anche sfarinati per Occhiate e Cefali vanno benissimo.


Montature

Anche nel Rock fishing si impiegano montature della lenza particolari che hanno il compito di portare l’esca alla portata della preda. Qui tratteremo solo alcune delle montature più classiche che possono essere di due tipi: per la pesca a contatto con il fondo oppure per la pesca a mezz’acqua o in superficie. Infatti, non tutte le prede del Rock Fishing mangiano sul fondo, ma molte addentano il boccone solamente se presentato ad una certa distanza da esso o, addirittura, vicino alla superficie. Inoltre, le montature possono presentare uno o più ami montati sullo stesso bracciolo, quando si pesca con il vivo oppure se si innesca un grosso boccone (seppia, sarda, pesce morto) o su due braccioli distanti per l’innesco di vermi, murici, cozze. Di solito le montature a più braccioli vengono utilizzate nel rock leggero, in quanto le buone condizioni del mare evitano ingarbugliamenti e gli inevitabili attacchi sul fondo degli ami. Le montature che devono pescare a fondo, vengono preparate con un piombo di peso variabile. Qui entra in gioco il concetto di piombo a perdere, ovvero il piombo viene montato sulla lenza con la consapevolezza che difficilmente lo riporteremo a casa. E’ infatti il piombo il maggior responsabile degli attacchi sul fondo e quindi deve essere previsto che esso rimanga incastrato tra le rocce ma non per questo deve rendere impossibile il recupero della preda allamata. Questo problema si risolve legando alla fine del trave della montatura una girella al di sotto della quale verrà legato uno spezzone di monofilo con un carico di rottura tale che ci consenta, con la semplice ferrata, di liberare il resto della montatura che ha allamato la preda. Questo ci permetterà di evitare incagli e potremo anche lavorare meglio il pesce, fino al momento di raffiarlo o di guadinarlo. Purtroppo è una bella spesa che si può evitare di fare, costruendosi da soli i piombi da utilizzare, preferendo linee allungate e sfuggevoli, e grammature non elevate. Il sistema di collegamento prevede che il piombo sia legato ad uno spezzone di monofilo dello 0.20/.025, a seconda del peso del piombo, e tramite una girella con moschettone viene agganciato all’anello della girella finale o della lenza madre o del terminale.
Le montature classiche del rock fishing sono le seguenti:

Long Arm
E’ costituito da uno spezzone di monofilo lungo da 1 metro fino a 2/2,5 metri, di diametro compreso tra lo 0.25 e lo 0.45, armato con un solo amo che a seconda dell’esca e della specie insidiata potrà variare dal n. 5 alla misura 1/0-2/0. Il terminale è collegato alla lenza madre tramite una girella (vedi schema) e può essere fisso oppure scorrere entro un tratto della lenza madre, delimitato da due stopper e due perline, in modo da renderlo meno rigido e quindi più visibile. A questa soluzione, viene di solito associato l’inserimento di un galleggiante a palla o vicino all’amo, oppure a 40/70 cm da esso. Questo accorgimento contribuisce a rendere ancora più naturale il movimento dell’esca e quindi più gradita al predone. Altra variante del Long Arm prevede una montatura di ami a “tandem”, da 3 a 5, quando vengono innescate esche voluminose in lunghezza, come il pesce morto, totani e seppie intere.

Short Arm
E’ costituito da uno spezzone di monofilo lungo dai 40 cm a 1 metro, di diametro compreso tra lo 0.25 e lo 0.45. Per il resto è uguale al Long Arm.

 

 

Pater Noster
Con questo nome si intende un terminale con 2 o 3 braccioli, notissimo ai surf castman e utilizzabile anche nel Rock Fishing con qualche piccolo accorgimento legato alla posizione dell’amo più basso. In effetti, nel rock il problema è contrario a quello presente nel surf dove il primo amo pesca praticamente sul fondo, mentre nel rock deve pescare ad una certa altezza dal fondo, altezza variabile a secondo della natura del fondale e della profondità della zona di pesca. Un buon Pater Noster è costituito da uno spezzone di circa 1.5 metri dello 0.35 / 0.45 montato con 2 o 3 braccioli dallo 0.20 allo 0.30, di lunghezza e diametro scalare dal primo all’ultimo amo. Per evitare ingarbugliamenti in condizioni di mare mosso, adotteremo un accorgimento particolare: il bracciolo con cui è legato l’amo va collegato al trave tramite un pezzo di cavetto metallico che, essendo più rigido del monofilo, lo terrà a debita distanza dalla lenza madre.
La lunghezza dei braccioli deve essere tale da non permettere agli ami di agganciarsi tra di loro quando sono in pesca sul fondo. In condizioni di mare appena mosso o nel Rock Fishing notturno con mare calmo, tale accorgimento è superfluo. I braccioli vengono armati con ami che vanno dal n° 5/8 per il primo bracciolo per arrivare al n° 1-1/0 per il terzo. I collegamenti tra i braccioli e la lenza madre si ottengono con una girella a tre vie, come illustrato nello schema.

 

 

 

 

 

 

 

Terminali a Lenza morta
Rientrano in questa categoria i terminali che vengono montati su lenze madri prive di piombo ed il peso minimo per effettuare il lancio viene affidato al peso dell’esca. Questi terminali sono anche adatti per la pesca con il vivo, dove sarà anche impiegato un galleggiante sulla lenza madre o sul filo di bobina. Come costruzione, ricalcano le caratteristiche dello Short e del Long Arm, montati però con più ami, da 2 a 5, di numero variabile a seconda dell’esca. Sono da consigliare con mare molto mosso, nel rock notturno e in condizioni di mangianza visibile in vicinanza della costa. Infatti, montando un’esca intera morta e lanciando in vicinanza della zona di mangianza la ferrata è quasi certa. A volte può essere utile appesantire questo terminale per poter raggiungere distanze maggiori, soprattutto se la taglia delle esche da impiegare è insufficiente. Si impiega di solito del filo o della spiralina di piombo oppure dei pallini di piombo (di misura adeguata), adeguatamente distribuiti su tutta la lunghezza del terminale. Di contro, se l’esca è troppo pesante e la si vuol far lavorare più alta oppure richiede di essere movimentata un po’, possono essere impiegati piccoli galleggianti a palla oppure perline galleggianti, distribuiti adeguatamente su tutta la lunghezza del terminale.

Questa è solamente una piccolissima selezione dei terminali del Rock Fishing che, comunque, sono la base per tutte le varianti e le montature specifiche per determinate prede. Va precisato che l’uso delle montature illustrate è sempre validissimo ed universale, cioè adatto alla cattura di tutte le prede del Rock Fishing.

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