Pesca al barracuda

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Il riscaldamento globale e la cosiddetta “tropicalizzazione” dei nostri mari ha fatto sì, nel corso degli ultimi anni, molte specie ittiche che in passato potevano essere pescate solamente spostandosi all’estero siano diventate comuni anche nelle nostre coste.
Una di queste specie è il barracuda, uno dei più importanti pesci predatori che possiamo trovare nei nostri mari. Il barracuda si pesca di solito dalla barca, trascinando dietro di noi l’esca che il predatore confonderà con le sue normali prede e cercherà di catturare.
Ci troviamo tuttavia davanti ad una delle specie più particolari ed imprevedibili dei nostri mari, e per questo la pesca è difficoltosa, ma riempie anche di soddisfazione una volta che il pescatore, finalmente, ce l’ha fatta a catturare la fatidica preda.
In questo articolo cercheremo di capire le metodiche di pesca, iniziando con il parlare dei luoghi in cui di solito si trova, quali sono le condizioni del mare migliori per pescarlo e, naturalmente, qual è l’attrezzatura necessaria (sia per quanto riguarda le canne e gli accessori che per quanto riguarda le esche) da avere per iniziare questo tipo di pesca.

Conoscere il barracuda

Prima di poter procedere in qualsiasi modo con la cattura di una certa specie ittica, dobbiamo capire con chi abbiamo a che fare: conoscere il nemico, come si dice, è il miglior modo per sconfiggerlo.
Il Barracuda Mediterraneo è un pesce il cui nome scientifico è Sphyraena viridensis, che condivide il genere con lo Sphyraena sphyraena, conosciuto anche come Luccio di mare o Barracuda Europeo, ma attenzione: non si tratta dello stesso pesce, anzi il viridensis è mediamente più piccolo del cugino, ha alcune caratteristiche anatomiche differenti che consentono di riconoscerlo e, soprattutto, risulta un po’ (non troppo, però) più semplice da catturare. Non va confuso nemmeno con il Barracuda classico, ovvero il Grande Barracuda (Sphyraena barracuda) che vive nei mari tropicali e non si trova nelle nostre zone.
È un pesce strettamente carnivoro e predatore, dalla forma allungata e poco incline ai movimenti sulla lunga distanza: insomma, non è un grande nuotatore. Le sue abitudini alimentari lo spingono a rimanere fermo in un luogo, o comunque a spostarsi poco, e a cercare di catturare le prede in superficie piuttosto che in profondità: generalmente si posiziona in un punto aspettando il passaggio delle piccole prede che poi aggredisce.
Inoltre è un animale gregario, si muove in branchi più o meno numerosi e per questo motivo il pescatore, una volta individuato il luogo in cui il barracuda si trova in quel momento e magari dopo averne pescato uno, avrà la possibilità di prenderne anche altri nella stessa zona.

Dove trovare il barracuda

Il pesce predilige i fondali bassi, che vanno dalla profondità di pochi metri fino ad un massimo di 20 metri. A volte si possono trovare anche in zone con fondali più profondi, ma come abbiamo visto questi pesci preferiscono cacciare in superficie, quindi la presenza del branco in fondali più profondi indica che i barracuda non stanno cercando del cibo ma si stanno spostando, e comunque sarebbe difficile catturarli poiché non riescono a vedere l’esca.
Fondali bassi, abbiamo detto: tra questi sono da preferite le zone del mare adiacenti ai porti, le secche, gli scogli isolati e affioranti e fondali rocciosi, che sono i luoghi che il pesce predilige per cacciare, ma che sono anche gli spot classici per la maggior parte dei predatori.
Un utile consiglio per cercare i branchi può essere quello di affidarci a qualche “amico” volante: i gabbiani, dall’alto, spesso volano con cerchi concentrici nella zona dove riescono a vedere dei pesci in mare (naturalmente cercano di pescarli anche loro!). Valutando il loro volo e posizionandoci con la barca nella loro zona avremo maggiori possibilità di incontrarli.

Il miglior momento per la pesca

Avendo parlato di luogo, è importante parlare anche di tempo: il barracuda è un predatore attivo soprattutto la notte, quando può sorprendere più facilmente le prede, ma a causa delle difficoltà dell’utilizzo dell’esca artificiale dobbiamo accontentarci delle ore diurne oltre al tramonto e all’alba, in cui comunque è possibile trovare i barracuda affamati.
Purtroppo non è possibile individuare uno schema definito di comportamento con questo pesce, perché è una delle specie le cui abitudini sono maggiormente imprevedibili: generalmente predilige il mare mosso rispetto alla calma, ma alcuni pescatori sono riusciti a catturarlo anche in giornate completamente soleggiate e con il mare che sembrava una tavola: insomma, non possiamo fare altro che provare cercando negli spot giusti, che rimangono l’unica costante nella pesca al barracuda. Se non si trova meglio spostarsi, perché nonostante si stia diffondendo molto ricordiamo che non si tratta di un pesce autoctono nelle nostre zone.

L’attrezzatura

Nonostante il pesce che andiamo a pescare non sia uno dei più tranquilli, è da notare come non avremo particolari necessità nell’acquisto di un’attrezzatura prima di iniziare con questo tipo di pesca.
Sebbene infatti lungo le coste africane il barracuda possa raggiungere anche i 10 chili di peso, nelle nostre acque il massimo è generalmente di 7 kg ma la media di peso è di “soli” 3 kg, con esemplari anche più piccoli: nulla di preoccupante, insomma.
Per questo tipo di pesca va benissimo una canna di 2.10 metri di lunghezza, con potenza di lancio dai 20 ai 50 grammi e un mulinello di buona qualità con 200 metri di filo monofilamento dimensione 0.30. Può essere però utile anche un filamento intrecciato che ci darà una sensibilità sull’esca maggiore rispetto al filamento unico.

Molto importante invece è l’utilizzo del terminale in acciaio. Tornando alle abitudini alimentari del barracuda consideriamo infatti che a contraddistinguerlo sono due caratteristiche: la prima è il fatto di essere aggressivo verso le prede, la seconda è quella di essere gregario.
Immaginiamo quindi un branco di barracuda affamati che vedono la nostra esca e si avventano tutti insieme… Qualcuno morderà l’esca, ovviamente, mentre qualcun altro mancherà il bersaglio e prenderà il filo… Recidendolo e portando così via filo, esca e ovviamente non consentendoci di prendere nulla.
Il terminale risulta quindi indispensabile per le catture e per evitare questo tipo di inconvenienti da parte delle nostre prede.
È infatti insostituibile nella pesca di superficie (le cui caratteristiche vedremo più avanti) poiché prima di tutto l’attacco dei barracuda è meno preciso in questo caso, seconda cosa tra le onde e gli schizzi si vede molto meno; un terminale in acciaio di lunghezza 30 cm andrà bene per creare una “distanza di sicurezza” che consenta di evitare lo strappo di tutta l’attrezzatura.
Discorso un po’ diverso, invece, per quanto riguarda la pesca con il minnow, che può scendere più o meno in profondità. Per il pesce potrebbe infatti risultare un po’ strano vedere una preda con un cavo di acciaio che esce per 30 cm dal corpo, e quindi la predazione potrebbe essere scoraggiata fin dall’inizio… Perché il barracuda non distinguerà i colori, ma da buon predatore ha un’ottima vista dei solidi presenti in acqua, in particolare quando sono effettivamente in acqua (e non in superficie).
Personalmente non mi sento di perdere delle esche a causa dello strappo: già che siamo a spendere (per le esche) potrebbe essere quindi consigliato acquistare un terminale in fluorocarbon di diametro sostenuto. Magari dovremo acquistarlo solo per questo tipo di pesca e dovremo pagarlo, ma a lungo andare, specie se ci cimentiamo più di una volta con questo tipo di pesca, il risparmio in esche non perse ripagherà l’acquisto di un terminale apposito.

Le esche

Ci sono molti pesci carnivori nei nostri mari, ma mentre alcuni hanno un temperamento più calmo, il barracuda è sicuramente uno dei pesci più aggressivi. Dobbiamo pertanto utilizzare esche molto robuste, perché per il suo comportamento alimentare il pesce tende a fare uno “sprint” e mordere violentemente la “preda”, aiutato dalla forza delle mandibole e dai suoi denti affilatissimi: per questo motivo non è detto che il pesce inghiottisca tutta l’esca ma può anche morderne una piccola parte.
Esche in legno o comunque di materiale non solido rischierebbero così di essere rovinate ed inutilizzabili dopo qualche attacco, per questo motivo è meglio spendere qualche soldo in più nell’acquisto di esche di maggiore qualità, di materiale plastico resistente oppure di metallo. Importante anche la resistenza delle ancorette, in quanto non dobbiamo correre il rischio che possano staccarsi durante l’attacco del barracuda.

I minnows

minnow

I minnows sono tra le esche più classiche nella cattura dei predatori: dobbiamo scegliere quelle comprese tra gli 8 e i 15 cm, mentre il colore non è rilevante perché il barracuda non riconosce particolarmente bene i colori.
Un buon consiglio può essere quello di dotarsi di minnows di dimensioni diverse e con palette varie proporzionalmente alla dimensione del pesciolino: questo permette di avere esche che potranno scendere più o meno in profondità, e dai movimenti più vari durante il traino.
Questo perché il barracuda non è (troppo) stupido: attaccando varie volte l’esca, si rende conto infatti che non si tratta proprio di un pesce in carne ed ossa, perché non perde sangue, non cambia assolutamente il modo di nuotare durante l’attacco, non rallenta… Insomma, dopo qualche minuto di tentativi si renderà conto che c’è qualcosa che non va e smetterà di attaccare. È a questo punto che dobbiamo optare per un minnow diverso, più grande o più piccolo e che si posizioni ad una diversa profondità, così che lasciata perdere la prima preda il barracuda si dedichi all’altra.
Un appunto puramente edonistico, le esche che scendono di più sono anche quelle che permettono di sentire lo strike più forte e che aumentano il divertimento durante la pesca, rispetto all’esca che si posiziona in superficie.
Infine, due parole sul recupero del minnow: dobbiamo essere lenti quando il mare è più mosso, rapidi ed alternare tra strattoni e momenti di calma quando il mare è calmo. Questo perché il barracuda preferisce le prede rapide e veloci, mentre a volte segue quelle lente a pochi centimetri senza mai attaccarle. Se il mare è mosso saranno le stesse onde ad imprimere il movimento al minnow, mentre se è calmo starà a noi fare le mosse giuste.

Le esche di superficie

popper

Per quanto riguarda le esche di superficie, il discorso non è troppo diverso. Teniamo conto anche qui delle abitudini alimentari del barracuda e capiremo come un’esca che sembra molto vitale al pesce, come i popper (che schizza e si muove molto) possa stimolare la sua curiosità anche quando il mare è molto calmo. Da notare che queste esche sono preferibili proprio quando il mare è calmo, laddove il minnow potrebbe non essere abbastanza “confusionario” da attirare l’attenzione del pesce come invece avviene in condizioni di mare mosso.
In questo caso dobbiamo lanciare l’esca, quindi effettuare un recupero rapido e, proprio come per il minnow, intervallare movimenti rapidi alla calma assoluta, in modo da “imitare” il comportamento di una preda naturale. È opportuna anche una certa variazione in base al momento della giornata: dobbiamo essere più vivaci con il recupero in pieno giorno, un po’ meno durante le ore crepuscolari, alba e tramonto, in quanto in generale le prede sono meno attive in questi momenti. Insomma, dobbiamo cercare di tenere con l’esca un comportamento quanto più simile ai pesci naturalmente predati dal barracuda.

Conclusione

Il barracuda non è assolutamente un pesce facile da prendere. Le sue abitudini alimentarli, la forte aggressività ma anche forza che lo contraddistingue, unita alla sua imprevedibilità intrinseca, in termini di abitudini, lo rendono un obiettivo versatile, e per pescarlo non ci sono regole ben definite ma serve intuito e, soprattutto, tanto sangue freddo… Reagire alle situazioni che si verranno a creare ed essere disposti, specie le prime volte, a perdere delle esche, parte di attrezzatura o, ancora più comunemente, il barracuda stesso, è una costante specialmente per i nuovi pescatori che si cimentano con questa preda.
Solo con il tempo possiamo capire come migliorare e come adattare l’attrezzatura, in particolare esche ed ancorette, a questo predatore e come migliorarci costantemente. Per il resto, l’importante è divertirci e trovare la soddisfazione di essere riusciti a catturare un pesce molto difficile da prendere.

Per finire, se i nostri consigli vi sono stati utili e siete riusciti finalmente a prendere un barracuda dalla vostra barca, non dimenticate di scattare una foto ed inviarla alla redazione di pescare.net!

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